Perché utilizzo l’infrarosso come linguaggio filosofico?

Uso la fotografia a infrarossi da più di vent’anni, e ancora oggi faccio fatica a spiegarla come una semplice tecnica fotografica. Molti pensano che serva solo a creare immagini strane, spettacolari o fuori dal normale. In realtà, per me, l’infrarosso è qualcosa di molto più personale. È un modo di guardare il mondo. Un modo di cercare ciò che normalmente non vediamo.
La prima volta che ho scoperto questa luce invisibile ne sono rimasto completamente rapito. Mi colpiva l’idea che esistesse qualcosa davanti ai miei occhi che però non ero in grado di percepire. Non perché non ci fosse, ma semplicemente perché i miei limiti umani non me lo permettevano. È stato lì che ho capito quanto la realtà fosse più grande di ciò che vediamo ogni giorno.
Viviamo convinti che il mondo coincida con quello che i nostri occhi riescono a osservare. Ma non è così. Esistono onde, frequenze, energie che ci attraversano continuamente e che non possiamo vedere. Eppure esistono davvero. L’infrarosso mi ha insegnato proprio questo: che invisibile non significa irreale.
Quando realizzo una fotografia a infrarossi non sto inventando nulla. Non creo un mondo fantasy o artificiale. Sto semplicemente mostrando una parte della realtà che normalmente rimane nascosta. Ed è questa la cosa che ancora oggi mi emoziona di più.
C’è qualcosa di profondamente umano nel fotografare una luce che l’occhio non può vedere. Ogni volta ho la sensazione di entrare in una dimensione silenziosa, sospesa, quasi spirituale. È difficile da spiegare a parole. A volte guardo una fotografia e mi sembra che l’immagine riesca ad andare oltre la superficie delle cose. Come se riuscisse a sfiorare qualcosa di più fragile, più intimo.
Questo lo sento soprattutto quando fotografo le persone.
LE VENE, LA PELLE E LA FRAGILE PRESENZA UMANA

Con l’infrarosso la pelle cambia completamente. Diventa chiara, quasi di marmo. Le imperfezioni spariscono, mentre altre cose emergono. A volte compaiono vene e dettagli che normalmente non vediamo. E ogni volta questa cosa mi colpisce profondamente, perché mi dà la sensazione di guardare qualcosa che sta sotto la superficie del corpo. Non nel senso fisico, ma emotivo.
Ovviamente non credo che una macchina fotografica possa fotografare un’anima. Però l’infrarosso riesce a creare quella sensazione poetica di avvicinarsi a qualcosa di invisibile. Ed è proprio questa sensazione che continuo a cercare dopo tutti questi anni. In quei momenti la persona davanti all’obiettivo smette di essere soltanto un soggetto fotografico. Diventa presenza. Fragilità. Memoria. Esistenza.
Forse è anche per questo che l’infrarosso mette a disagio alcune persone. Durante mostre ed esposizioni ho visto tante volte persone rimanere affascinate ma anche confuse davanti a queste immagini. Perché il cervello riconosce il paesaggio, gli alberi, il mare, i volti… ma allo stesso tempo qualcosa non torna. È come guardare un sogno che assomiglia alla realtà.
Ed è lì che nasce tutto.
L’infrarosso ci costringe a fermarci e a mettere in dubbio il nostro modo di vedere il mondo. Ci ricorda che la realtà non finisce dove finiscono i nostri occhi. Forse esistono infinite cose che ignoriamo semplicemente perché non abbiamo gli strumenti per percepirle.
L’INFRAROSSO E IL CONCETTO DI REALTÀ

Con il tempo ho capito che, in fondo, io non sto fotografando soltanto paesaggi o persone. Sto cercando qualcosa. Forse una verità. Forse una parte nascosta delle emozioni umane. Forse il tentativo di dare forma a tutto ciò che normalmente rimane in silenzio: il tempo che passa, i ricordi, le assenze, la fragilità, le cose non dette.

Per questo sento che l’infrarosso è il linguaggio perfetto per raccontare ciò che provo. Perché usa una luce invisibile per parlare di emozioni invisibili. E alla fine gran parte delle cose più importanti della nostra vita funzionano così. L’amore, la paura, la memoria, la nostalgia… non possiamo toccarle né vederle davvero, eppure sappiamo che esistono.
Continuo a fotografare in infrarosso perché ogni immagine, per me, è una domanda aperta. Quanto del mondo ci sfugge? Quanto di noi stessi esiste oltre ciò che possiamo vedere?
Forse il vero potere dell’infrarosso è proprio questo: ricordarci che l’invisibile non è qualcosa di lontano o irreale. È già qui, intorno a noi. Solo che spesso non siamo capaci di accorgercene.