Come cambia il volto umano nell’infrarosso?
C’è un momento, la prima volta che si fotografa una persona in infrarosso, in cui ci si ferma. Non per un problema tecnico. Non perché qualcosa sia andato storto. Ci si ferma perché quello che appare sullo schermo è qualcosa che non si è mai visto prima. Eppure è una persona reale, in carne e ossa, che stava lì davanti all’obiettivo un secondo prima.
Dopo più di vent’anni continuo ad avere quella stessa sensazione. Si attenua, ma non sparisce mai del tutto. Ed è probabilmente per questo che continuo a fotografare persone in infrarosso.
LA PELLE: QUANDO LA SUPERFICIE SCOMPARE

La prima cosa che cambia, e la più evidente, è la pelle.
Nell’infrarosso la pelle diventa chiara. A volte chiarissima, quasi luminosa, quasi di marmo. Le imperfezioni superficiali — macchie, rossori, piccole irregolarità del colorito — tendono a sparire o ad attenuarsi enormemente. Quello che rimane è una superficie più uniforme, più pulita, in un certo senso più essenziale.
Ma non è una pulizia artificiale, come quella che si ottiene con un ritocco digitale. È diversa. Ha una qualità particolare — la pelle infrarossa non sembra ritoccata, sembra traslucida. Come se la luce la attraversasse invece di rimbalzarci sopra.
Questo accade perché la luce infrarossa penetra leggermente negli strati superficiali della pelle e viene riflessa in modo diverso rispetto alla luce visibile. Il risultato è quella luminosità caratteristica che chi conosce l’infrarosso riconosce immediatamente.
LE VENE: ENTRARE DENTRO

Poi ci sono le vene.
Non sempre emergono con la stessa intensità — dipende dalla persona, dalla lunghezza d’onda usata, dalla luce disponibile. Ma quando compaiono, cambiano completamente il senso dell’immagine.
Le vene sono qualcosa che normalmente non mostriamo. Sono lì, sotto la pelle, invisibili nella maggior parte delle situazioni quotidiane. Eppure esistono, attraversano tutto il corpo, portano vita. Nell’infrarosso diventano visibili — sottili tracce scure che percorrono le tempie, il collo, le mani, il petto.
La prima volta che ho visto emergere chiaramente le vene di una persona in un ritratto infrarosso ho avuto una sensazione precisa: stavo entrando dentro. Non nel senso medico. Nel senso emotivo. Come se la fotocamera avesse attraversato la superficie e raggiunto qualcosa di più intimo, di più fragile, di più vero.
Per me le vene nell’infrarosso non sono un dettaglio estetico. Sono il segno fisico di qualcosa che normalmente rimane nascosto. E ogni volta che compaiono in un ritratto sento che quell’immagine ha raggiunto un livello di intimità che poche altre fotografie riescono a toccare.
GLI OCCHI: PROFONDITÀ CHE NON TI ASPETTI

Gli occhi nell’infrarosso sono un capitolo a parte.
Cambiano in modo meno prevedibile rispetto alla pelle. Dipende molto dal colore dell’iride, dalla luce, dalla lunghezza d’onda usata. Ma in generale tendono a diventare più profondi, più scuri, più intensi. A volte l’iride si scurisce fino a quasi confondersi con la pupilla, creando uno sguardo che ha qualcosa di ipnotico, quasi inquietante.
In altri casi invece — soprattutto con certi colori chiari degli occhi e certe lunghezze d’onda — l’iride acquista una trasparenza particolare, quasi cristallina. Come se gli occhi fossero diventati improvvisamente più grandi, più presenti, più difficili da sostenere.
Non so spiegare razionalmente perché gli occhi infrarossi abbiano questo effetto sullo spettatore. So solo che quando mostro un ritratto infrarosso, è quasi sempre sugli occhi che lo sguardo si ferma per ultimo. E ci rimane.
I CAPELLI: LA SORPRESA DEL COLORE

I capelli nell’infrarosso riservano spesso sorprese. E la sorpresa più grande riguarda i capelli tinti.
I capelli naturali tendono a scurirsi nell’infrarosso, specialmente quelli scuri, che possono diventare quasi neri con un contrasto molto marcato rispetto alla pelle chiara. I capelli bianchi o grigi invece riflettono molto l’infrarosso e diventano luminosissimi, quasi incandescenti.
Ma la cosa più inaspettata, quella che non smette mai di stupire, riguarda certi capelli tinti — soprattutto quelli con colorazioni artificiali fredde, cenere, certi biondi particolari, certi castani trattati. Nell’infrarosso questi capelli possono virare verso tonalità completamente inattese. Turchese. Verde acqua. Azzurro metallico.
Non è un effetto aggiunto in post produzione. È la risposta chimica delle molecole del colore artificiale alla luce infrarossa. Certe tinture riflettono l’infrarosso in modo completamente diverso rispetto ai pigmenti naturali dei capelli, e il risultato visivo può essere sorprendente — a volte bellissimo, a volte straniante, sempre interessante.
È uno di quei momenti in cui l’infrarosso rivela qualcosa che non ti aspettavi. Qualcosa che era lì, invisibile, nascosto in una chimica che i tuoi occhi non sapevano leggere.
IL CORPO NEL SUO INSIEME: UNA PRESENZA DIVERSA
Preso nel suo insieme, il corpo umano nell’infrarosso acquista una qualità che non riesco a descrivere altrimenti se non come presenza.
Non è più semplicemente un soggetto fotografico. Diventa qualcosa di più denso, di più stratificato. La pelle luminosa, le vene visibili, gli occhi profondi, i capelli che si comportano in modo inatteso — tutto questo insieme crea un ritratto che sembra contenere più informazioni di un ritratto normale. Come se l’infrarosso avesse aggiunto uno strato di lettura che normalmente non è disponibile.
A volte guardo certi ritratti infrarossi e penso che assomiglino a qualcosa a metà tra una fotografia e un ricordo. Hanno quella qualità leggermente onirica, leggermente fuori dal tempo, che i ricordi hanno quando li richiami dopo anni. Riconoscibili ma non del tutto presenti. Reali ma già lontani.
Forse è per questo che li trovo così adatti a raccontare storie che riguardano l’intimità, la fragilità, il tempo che passa. Come nei miei progetti — dove il corpo umano non è mai semplicemente un corpo, ma sempre il contenitore visibile di qualcosa di invisibile.
Un’altro aspetto molto interessante è anche quello degli abiti. Anche questi ultmi hanno un comportamento completamente casuale quando visti all’infrarosso. Molti abiti o vestiti che all’occhio umano risultano Neri, all’infrarosso possono apparire completamente bianchi. Questo è uno dei motivi per cui preferisco fotorgafare anche tutti gli abiti che verranno usati nello sviluppo di un progetto prima di scattare per il progetto stesso. Per avere il pieno controllo dell’immagine risultante è necessario conoscere il comportamento del vestito che, come dicevo prima, non è prevedibile a priori.
OGNI PERSONA È UNA SCOPERTA

Una cosa che ho imparato in tutti questi anni è che non esistono due persone che reagiscono allo stesso modo alla luce infrarossa.
Ogni pelle è diversa. Ogni struttura ossea crea ombre diverse. Ogni colore di occhi risponde in modo diverso. Ogni capello — naturale o tinto — porta con sé la propria chimica, il proprio comportamento, la propria sorpresa.
Ed è forse questa imprevedibilità la cosa che mi affascina di più del ritratto infrarosso. Dopo più di vent’anni so già, più o meno, cosa aspettarmi da un paesaggio. Ma davanti a una persona nuova non lo so mai del tutto. C’è sempre qualcosa che emerge che non avevo previsto.
E quella cosa inattesa, quasi sempre, è la più bella dell’intera fotografia.