L’infrarosso non inventa immagini

Una delle frasi che sento più spesso parlando di fotografia a infrarosso è:
“Sì, ma poi il computer fa tutto.”

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Paesaggio ad infrarosso (720nm) con inversione R-B

Oppure:
“Sembrano immagini create con effetti speciali.”

In realtà la fotografia a infrarosso non inventa nulla.
La fotocamera registra davvero una parte della luce che esiste fisicamente ma che l’occhio umano non è in grado di vedere. Ed è importante chiarirlo, perché molte persone immaginano che le fotografie infrarosse siano semplicemente immagini normali trasformate artificialmente in post produzione. Non è così.

La luce infrarossa è reale

La luce infrarossa esiste davvero. È una parte dello spettro luminoso invisibile ai nostri occhi ma presente ovunque intorno a noi.

Il sole emette infrarosso.
Le piante riflettono infrarosso.
Anche il nostro corpo produce infrarosso sotto forma di calore.

Una fotocamera modificata per infrarosso riesce semplicemente a registrare questa luce invisibile.

Quindi quando vediamo:

  • alberi bianchi;

  • cieli scuri;

  • paesaggi surreali;

non stiamo osservando un effetto inventato al computer. Stiamo osservando il comportamento reale della luce infrarossa.

Perché le immagini infrarosse possono avere colori strani?

Qui nasce spesso la confusione. Alcune fotografie infrarosse mostrano colori irreali:

  • cieli dorati;

  • vegetazione blu;

  • tonalità rosse o violacee.

Molti pensano che questi colori siano completamente artificiali. In realtà derivano direttamente dal modo in cui il sensore fotografico registra la luce infrarossa. Soprattutto nelle fotografie realizzate con filtri sotto i 720nm, una parte della luce visibile riesce ancora a raggiungere il sensore insieme all’infrarosso. Questo crea informazioni cromatiche molto particolari.

Lo “swap” dei canali: la classica elaborazione IR

Una delle elaborazioni più comuni nella fotografia infrarossa è il cosiddetto “channel swap”, cioè l’inversione del canale Rosso con il canale Blu. Questa operazione viene fatta principalmente per ottenere colori più naturali o artisticamente equilibrati.

Per esempio:

  • il cielo può tornare blu;

  • la vegetazione può assumere tonalità chiare o dorate;

  • l’immagine risulta più leggibile.

È importante capire una cosa: questa elaborazione non inventa elementi che non esistono.

Non aggiunge alberi.
Non modifica la composizione.
Non crea scene artificiali.

Lavora semplicemente sulle informazioni cromatiche già presenti nel file infrarosso originale.

Perché questa elaborazione si usa soprattutto sotto i 720nm?

I filtri infrarossi non sono tutti uguali.

Filtri come:

  • 550nm;

  • 590nm;

  • 650nm;

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infrarosso a 580 nm

lasciano ancora passare una parte della luce visibile insieme all’infrarosso.

Per questo motivo le fotografie mantengono informazioni di colore che possono essere elaborate attraverso il channel swap.

Con filtri più estremi come:

  • 720nm;

  • 850nm;

  • 950nm;

la componente di luce visibile diminuisce moltissimo o scompare quasi completamente.

Di conseguenza:

  • i colori diventano molto limitati;

  • l’immagine tende naturalmente al monocromatico;

  • il channel swap perde quasi completamente utilità.

Ed è per questo che molte fotografie realizzate oltre i 720nm vengono convertite direttamente in bianco e nero.

L’elaborazione finale è minima

Molte persone immaginano che dietro una fotografia infrarossa ci siano ore di effetti speciali complessi. In realtà il processo è spesso molto semplice.

Nella maggior parte dei casi le elaborazioni principali sono:

  • bilanciamento del bianco;

  • contrasto;

  • conversione bianco e nero;

  • eventuale inversione dei canali colore.

La vera “magia” avviene prima: nella luce stessa.

È la realtà che cambia aspetto quando viene osservata attraverso l’infrarosso.

Perché questo è importante?

Per me è importante spiegare tutto questo perché la fotografia a infrarosso non nasce per creare illusioni digitali. Nasce dall’idea di mostrare una parte invisibile della realtà. L’infrarosso ci ricorda che il mondo è molto più complesso di ciò che possiamo vedere normalmente. Ed è proprio questo il motivo per cui utilizzo questa tecnica come linguaggio artistico e filosofico.

Quindi Concludo con la riflessione del titolo: La fotografia a infrarosso non inventa immagini.

Registra una luce reale invisibile all’occhio umano. Anche le tipiche elaborazioni infrarosse, come il channel swap, non creano mondi artificiali: servono semplicemente a interpretare le informazioni cromatiche già presenti nel file originale.

La vera particolarità dell’infrarosso non è il computer. È la luce invisibile che ci circonda ogni giorno senza che ce ne accorgiamo.

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