Visibile vs Infrarosso: due realtà dello stesso luogo

Non sono due mondi diversi. È lo stesso mondo. Solo che non lo vedi. Quando osserviamo una fotografia a infrarosso e la confrontiamo con una fotografia normale della stessa scena, sembra quasi di guardare due mondi differenti. Eppure il luogo è esattamente lo stesso.

Ogni tanto, quando qualcuno mi chiede di spiegare l’infrarosso, prendo due foto scattate nello stesso posto, nello stesso momento, e le metto affiancate. Una è quella che vedrebbero i suoi occhi. L’altra è quella che ha visto la mia fotocamera. Il risultato è sempre lo stesso: la persona resta qualche secondo in silenzio. Poi dice: “Ma questa è un effetto speciale, vero?”

No. Non lo è.

Stesso paesaggio. Stessa luce. Stesso momento.

Ciò che cambia è il modo in cui la realtà viene osservata. Ed è proprio qui che nasce uno degli aspetti più affascinanti della fotografia a infrarosso.

I nostri occhi vedono solo una piccola parte della realtà

La prima volta che ho provato sul serio l’infrarosso in digitale è stato al parco del castello di Miramare, qui a Trieste. Avevo appena modificato da me una vecchia fotocamera per il full spectrum. Non sapevo bene cosa aspettarmi. Ricordo che puntai verso un vaso con una palma, sfondo cielo. Usai un filtro da 850nm.

Quando tornai a casa e aprii il file sul computer, rimasi fermo qualche secondo. La palma era diventata bianco candido ed il cielo un nero totale. Non avevo fatto niente. Solo un bilanciamento del bianco. Niente effetti, niente “Photoshop”, niente “swap” di canali. Era lì. Reale. Invisibile un secondo prima.

Quella foto non l’ho mai dimenticata. la fotocamera non sta inventando una nuova scena. Sta semplicemente mostrando informazioni che normalmente non possiamo percepire.

Lo stesso luogo può apparire completamente diverso

Quando guardi un paesaggio con i tuoi occhi, vedi quello che i tuoi occhi possono vedere. Sembra una frase stupida, ma è la verità. Il cielo è azzurro. Le foglie sono verdi. La pelle è rosata o di un colore familiare. il mondo sembra esattamente come siamo abituati a vederlo.

Nell’infrarosso invece tutto cambia:

  • gli alberi diventano bianchi;

  • il cielo si oscura;

  • la pelle assume un aspetto differente;

  • la luce sembra più morbida e irreale;

  • il paesaggio appare sospeso nel tempo.

Eppure il luogo è lo stesso. La luce è la stessa. Il momento è lo stesso. nulla è stato modificato artificialmente. È semplicemente una diversa porzione della luce.

Non uno ma tanti filtri

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infrarosso con filtro a 550nm

Qui molti si perdono. Perché non esiste “un” infrarosso. Ne esistono tanti, a seconda del filtro che monti sulla lente. Nel corso degli anni ho accumulato un po’ di tutto: 550nm, 580nm, 620nm, 680nm, 720nm, 790nm, 850nm, 950nm. Ognuno di loro restituisce una versione diversa della realtà.

I filtri più “chiari”, come il 550nm e il 590nm, lasciano ancora entrare molta luce visibile insieme all’infrarosso. Il risultato sono immagini piene di colore: cieli dorati, vegetazione blu o viola, tonalità calde che sembrano uscite da un sogno.

Man mano che sali di lunghezza d’onda, la componente visibile diminuisce. A 720nm sei già in una terra di mezzo: il colore c’è ancora, ma è delicato, sospeso. Per me è il filtro più versatile, quello che uso più spesso. Mi permette di decidere dopo, in elaborazione, se spingere verso il bianco e nero o mantenere una tinta leggera.

Poi arrivi agli 850nm e 950nm. Qui la luce visibile è quasi del tutto sparita. Quello che ottieni è un monocromatico puro, contrasti profondi, ombre nere e luci bianchissime. È la versione più “spartana” e più affascinante dell’infrarosso. Per certi soggetti, soprattutto i paesaggi, è la mia preferita.

Ultimamente ho riscoperto i filtri più bassi, il 550 e il 590, proprio per giocare con il colore. È un approccio meno serioso, più libero. A volte mi serve.

Due realtà che esistono contemporaneamente

La cosa più sorprendente è che entrambe le immagini sono reali. La fotografia visibile e quella infrarossa rappresentano lo stesso identico momento.

Questo ci ricorda qualcosa di molto importante: la realtà non dipende soltanto da ciò che possiamo vedere.

Esistono aspetti invisibili del mondo che continuano a esistere anche quando i nostri occhi non riescono a percepirli. Ed è proprio questo concetto che rende l’infrarosso così affascinante dal punto di vista artistico e filosofico.

Perché non confronto quasi mai il “prima e dopo” ?

Questo magari sorprende. Nelle mostre o in presentazioni di fotografie ad infrarosso, ho quasi sempre evitato di mettere affiancata la foto normale e quella infrarossa dello stesso soggetto.

Mi spiego: quando regali qualcosa, non lo metti in una busta trasparente. Sai già cosa c’è dentro. Non c’è sorpresa, non c’è magia.

Per me l’infrarosso funziona così. Se mostro prima cosa si vede “normalmente”, poi la versione infrarossa perde un po’ del suo fascino. Diventa solo “la versione strana”. Invece se la mostro da sola, senza confronto, la gente si ferma, si chiede, a volte si emoziona senza sapere perché. Poi, se sono curiosi, glielo spiego. Ma solo dopo.

E Le Critiche? Arrivano sempre

La reazione più comune, quando mostro queste foto, è: “Bello l’effetto, l’hai fatto con qualche programma?”

Provo a spiegare. Chi capisce, resta affascinato. Chi non capisce, resta incredulo. Continuano a Pensare che io stia vendendo fumo, che l’infrarosso sia solo una elaborazione al computer camuffata da tecnica speciale.

La modella c’era. L’albero c’era. La chiesa c’era. Quello che loro chiamano “effetto” è semplicemente una luce invisibile che esisteva già nel momento in cui ho premuto l’otturatore. è una specie di magia. e per poter entrare in questo mondo non serve la polvere di fata e pensieri felici. Basta solo aprire la mente.

Il paradosso di quando la realtà è “troppo reale”

Una cosa curiosa che ho notato negli anni.

A volte la critica che ricevo non è che la foto infrarossa sia troppo strana. È esattamente il contrario. Se nella foto c’è un soggetto riconoscibile – una persona, una chiesa, un albero – il pubblico lo riconosce subito. E proprio per questo pensa: “Ah, ma questo è quel posto. Quindi i colori strani li ha messi lui dopo.”

Non capiscono che proprio perché il soggetto è reale, la luce invisibile è ancora più affascinante. Non ho scelto un paesaggio astratto. Ho scelto un luogo che esiste, che magari loro conoscono, e l’ho mostrato sotto una luce che i loro occhi non possono vedere. È un paradosso: più la foto è riconoscibile, più qualcuno fatica a credere che non sia un trucco.

Quello che ho imparato in più di 20 anni

Dopo più di vent’anni, ormai quando scatto in infrarosso so già, più o meno, cosa verrà fuori. Non sbaglio di molto. Ma ogni tanto la realtà mi sorprende ancora in positivo. Una nuvola che diventa spettacolare. Una vena che emerge dove non me l’aspettavo.

Ho esposto queste foto a New York per diversi anni di fila, fino a oggi. A Trieste in mostre diverse. A Venezia.

E ancora oggi, quando una foto infrarossa viene bene, provo una sensazione forte. Serenità. Pace. Come se in quel momento, per un istante, fossi riuscito a vedere qualcosa che non dovrei vedere.

Forse è per questo che continuo a farlo.

L’infrarosso come linguaggio artistico

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Infrarosso a 850 nm

Non utilizzo la fotografia a infrarosso semplicemente per creare immagini “strane” o spettacolari. La utilizzo perché mi interessa il concetto di invisibile. Il confronto tra visibile e infrarosso diventa quindi una riflessione sulla realtà stessa.

Quanto del mondo ci sfugge? Quanto di ciò che consideriamo reale dipende soltanto dai limiti dei nostri sensi? La fotografia a infrarosso non fornisce risposte. Ma ci invita a guardare il mondo in modo diverso.

Una fotografia visibile e una fotografia a infrarosso mostrano lo stesso luogo ma due realtà differenti della luce. Nessuna delle due è falsa. Sono semplicemente due modi diversi di osservare ciò che ci circonda. Ed è forse proprio questo il fascino più profondo della fotografia a infrarosso: ricordarci che il mondo è molto più grande di ciò che possiamo vedere.

L’unica domanda che conta

Alla fine, la fotografia infrarossa non dà risposte. Ma mi obbliga a farmi una domanda che altrimenti non mi farei: Quanto del mondo mi sfugge, semplicemente perché i miei occhi non sono abbastanza grandi?

Non so se esista una risposta. Ma intanto continuo a scattare.


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