La fotografia ad infrarosso non è fotografia in bianco e nero.

Una delle frasi che sento più spesso quando mostro una fotografia a infrarosso è:
“Che bel bianco e nero!”

E io ogni volta devo spiegare la stessa cosa. No, nella maggior parte dei casi non è semplicemente una foto in bianco e nero. È una foto fatta con un tipo di luce che l’occhio umano non può vedere.

E questa differenza, per me, è enorme.

Cos’è davvero l’infrarosso?

I nostri occhi vedono solo una fetta minuscola della luce che esiste, quella che chiamiamo spettro visibile. L’infrarosso sta appena oltre il rosso, e per noi è completamente invisibile. Ma è dappertutto. Il sole lo emette, le piante lo riflettono, il nostro corpo stesso lo emette come calore. Io ho una fotocamera che ho personalmente modificato per il full spectrum, e quando ci metto davanti un filtro IR (di solito un 850nm o 720nm) quella macchina inizia a vedere quello che i miei occhi non possono.

E attenzione: la scena che vedo nel mirino esiste davvero. Non è un effetto Photoshop, non è un filtro artistico. È solo un pezzo di realtà che di solito ignoriamo.

Ma allora perché sembra in bianco e nero?

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Fotografia infrarosso con filtro a 850nm

È vero: molte delle foto infrarosse hanno l’aspetto di un bianco e nero. Ma non è quello il punto. Il punto è che l’immagine originale, quella che esce dalla fotocamera, contiene informazioni completamente diverse rispetto a una normale foto. Il bianco e nero è solo una scelta finale, una scelta che dipende dal filtro, una scelta estetica. Quello che conta è cosa ha visto la macchina.

Dipende dal filtro che uso. Se uso un 850nm, l’immagine è già praticamente in bianco e nero in partenza, con un contrasto fortissimo. Se uso un 720nm, invece, entrano ancora un po’ di rosso visibile e posso fare delle cose a colori particolari (il famoso “effetto falso colore”). Ma la sostanza non cambia: gli alberi diventano bianchi o chiarissimi, il cielo diventa scuro, a volte nero, l’erba sembra argento, la pelle delle persone cambia aspetto.

Non è la macchina che sbaglia. È che ogni materiale riflette l’infrarosso in modo diverso. Una foglia di quercia, per dirne una, riflette oltre il 50% dell’infrarosso che riceve. L’aria, invece, ne riflette pochissimo. Il risultato è un contrasto che non esiste nella luce visibile.

L’infrarosso non inventa un altro mondo

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Fotografia infrarosso con filtro a 950nm

Questa è una delle convinzioni più dure a morire: che l’infrarosso sia una specie di trucco, un’elaborazione grafica, un mondo immaginario. Invece no. La luce infrarossa è reale. Punto. Se non mi credete, pensate ai telecomandi, ai visori notturni, alle termocamere. Tutta roba che usa l’infrarosso. Io faccio la stessa cosa, ma con una fotocamera e con un’idea artistica dietro.

Non sto inventando niente. Sto solo traducendo l’invisibile in qualcosa che i miei occhi – e i vostri – possono finalmente vedere. Esistono molte realtà, bisogna saperle guardare.

Perché io uso l’infrarosso?

Non lo faccio perché cerco lo strano a tutti i costi. Lo faccio perché mi ha insegnato una cosa che nessun’altra fotografia mi aveva mostrato. Viviamo convinti che quello che vediamo sia “il mondo reale”. Ma è solo una piccola parte. L’infrarosso mi ricorda ogni volta che la realtà è molto più grande dei limiti dei nostri occhi.

Per me non è solo tecnica. È un modo per parlare di percezione, di silenzio, di quello che normalmente ci sfugge. Quando guardo una foto con alberi bianchi e cielo nero, non penso “che strano”. Penso: questo pezzo di mondo è sempre stato qui, e solo adesso lo sto guardando davvero.

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