La fotografia ad infrarosso non è fotografia in bianco e nero.

Una delle frasi che sento più spesso quando mostro una fotografia a infrarosso è:
“Che bel bianco e nero!”
In realtà, nella maggior parte dei casi, quella che state osservando non è semplicemente una fotografia in bianco e nero. È una fotografia realizzata utilizzando una parte della luce che l’occhio umano non è in grado di vedere.
Ed è proprio questa la differenza più importante.
Cos’è realmente la fotografia a infrarosso?
Normalmente i nostri occhi vedono soltanto una piccola parte della luce esistente, chiamata “spettro visibile”. La fotografia a infrarosso utilizza invece una luce invisibile all’essere umano: la luce infrarossa
Questa radiazione è realmente presente ovunque intorno a noi, ma il nostro cervello non può percepirla naturalmente. Una fotocamera modificata per l’infrarosso, insieme a particolari filtri, riesce invece a catturare questa parte nascosta della realtà.
Per questo motivo una fotografia a infrarosso non è un semplice effetto artistico o un filtro digitale applicato al computer.
La scena esiste davvero.
Semplicemente, viene osservata attraverso una lunghezza d’onda diversa da quella che utilizziamo ogni giorno con i nostri occhi.
Perché molte fotografie a infrarosso sembrano in bianco e nero?
Molte immagini a infrarosso nascono in bianco e nero altre invece vengono convertite in bianco e nero per motivi artistici ed espressivi. Ma il bianco e nero è solo una scelta finale. L’immagine originale infrarossa contiene informazioni completamente differenti rispetto a una normale fotografia. L’immagine originale dipende dal tipo di filtro ad infrarosso che utilizzo. Questa è una scelta che faccio prima di realizzare la foto in funzione di quale voglio che sia il risultato finale.
Ad esempio:
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gli alberi e la vegetazione diventano molto chiari o quasi bianchi;
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il cielo può diventare molto scuro;
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la pelle assume un aspetto diverso;
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la luce sembra trasformarsi;
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il mondo appare sospeso, silenzioso, quasi irreale.
Questo accade perché i materiali riflettono la luce infrarossa in modo diverso rispetto alla luce visibile. Non è una manipolazione inventata al computer. È il comportamento reale della luce invisibile.
L’infrarosso non “inventa” un altro mondo
Una delle convinzioni più comuni è che la fotografia a infrarosso sia una sorta di elaborazione grafica o un filtro artificiale. In realtà il sensore fotografico sta registrando qualcosa che esiste fisicamente. La luce infrarossa è reale. Anche il nostro corpo emette infrarosso sotto forma di calore.
Molti dispositivi che utilizziamo ogni giorno sfruttano questa tecnologia:
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telecomandi;
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visori notturni;
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termocamere;
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strumenti scientifici;
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astronomia.
La fotografia a infrarosso applica questo principio al linguaggio artistico e alla percezione visiva.
Perché utilizzo la fotografia a infrarosso?
Per me l’infrarosso non è soltanto una tecnica fotografica.
È un modo per riflettere sul concetto di realtà e percezione.
Viviamo convinti che ciò che vediamo sia “il mondo reale”, ma in realtà i nostri occhi percepiscono solo una piccola parte di ciò che esiste. L’infrarosso ci ricorda che la realtà è molto più ampia dei limiti biologici della visione umana. Per questo motivo utilizzo la fotografia a infrarosso come linguaggio artistico e filosofico: per esplorare l’invisibile, il tempo, la memoria, il silenzio e tutto ciò che normalmente sfugge al nostro sguardo.
in Conclusione:
La fotografia a infrarosso non è semplicemente fotografia in bianco e nero. È un modo diverso di osservare il mondo. Un modo che ci permette di vedere ciò che normalmente rimane nascosto. E forse proprio per questo l’infrarosso continua ad affascinarci:
perché ci ricorda che esistono realtà invisibili anche quando non siamo in grado di percepirle.